COME L’INTELLIGENZA EMOTIVA PUO’ AIUTARMI NELL’AMBIENTE DI LAVORO

Quello dell’intelligenza emotiva è un argomento oggi ricorrente e molto utilizzato anche in azienda. In effetti è innegabile che il controllo e l’utilizzo delle proprie emozioni sia uno dei pilastri essenziali per qualunque tappa nella nostra vita.

Vorrei soffermarmi però sull’importanza che ha in particolar modo anche sull’ambiente di lavoro: quanto realmente allenando queste competenze sia più facile raggiunger determinati obiettivi, migliorare le proprie capacità in modo continuo e rinforzare così di conseguenza la propria posizione dentro e fuori l’azienda.

Non per niente, alcune delle più alte cariche professionali, sono occupate da persone che sono state capaci di lavorare, e continuano a farlo, anche sulla loro intelligenza emotiva, e di riflettere questa loro capacità con un tipo di attitudine più brillante nel mondo del lavoro.

MA COS’E’ ESATTAMENTE L’INTELLIGENZA EMOTIVA?

Una breve panoramica per chi ancora confonde il concetto di intelligenza emotiva: nonostante la sua definizione sia stata fonte di dibattito sin dalla metà degli anni 60, a partire dall’americano Hanskare Leuner, sono gli anni 90 che ne caratterizzano maggiormente la sua applicazione.

Nel 1990, i ricercatori Peter Salovey e John D. Mayer iniziano a parlare di questo argomento su un articolo intitolato: “Emotional Intelligence”. Cinque anni più tardi, l’uomo conosciuto oggi come il padre del’intelligenza emotiva, Daniel Goleman approfondiva questa idea, pubblicando un intero libro a riguardo.

È da qui che questo concetto inizia a divulgarsi e a prendere sempre più piede in eventi, fiere, conferenze, articoli accademici, e chiaramente nella vita quotidiana privata e professionale delle persone.

Quello che vuole esprimere questa espressione è l’insieme delle competenze di cui siamo dotati per equilibrare la nostra percezione riguardo ai nostri sentimenti, di fronte a determinate circostanze, arrivando a comprenderli meglio ed allenando le capacità per gestirli.

Ma non si tratta solo di sé e dei propri sentimenti, il concetto di intelligenza emotiva riguarda proprio anche le capacità di rendersi conto dei sentimenti delle persone intorno a noi.

COSA SIGNIFICA AVERE INTELLIGENZA EMOTIVA SUL LUOGO DI LAVORO?

In questo contesto, l’intelligenza emotiva sul lavoro può servire come una competenza da sviluppare e migliorare per saper gestire al meglio certe emozioni nella routine aziendale.

Sono competenze altamente necessarie nelle classiche situazioni di forte pressione: rispetto di deadlines molto ravvicinate, raggiungimento di elevati risultati. I collaboratori spesso arrivano a provare frustrazione, rabbia, indignazione, di conseguenza comprensibili livelli di stress.

In questo senso, l’intelligenza emotiva sul luogo di lavoro, può essere applicata per comprendere meglio non solo le sensazioni negative che queste dinamiche risvegliano, ma anche il lato dei manager, e di chi in generale effettua le richieste. Questo può facilitare un dialogo produttivo e di risoluzione, al fine di incontrare un mezzo termine di beneficio per entrambe le parti.

Attraverso l’intelligenza emotiva, si impara a conoscersi molto di più. Migliora il rapporto con se stessi ma soprattutto con chi ci sta intorno.

COME SI SVILUPPA IL CONCETTO DI INTELLIGENZA EMOTIVA?

In un contesto lavorativo, l’intelligenza emotiva può essere applicata a partire da cinque pilastri, che sono:

  • Riconoscere le emozioni
  • Controllare le emozioni
  • Sapere come automotivarsi
  • Empatia
  • Abilità interpersonali

Ma in che modo ciascuna di queste può essere associata alla tua vita di tutti i giorni?

Riconoscere le emozioni significa che passi ad acquisire (e a sviluppare) un livello di auto coscienza più elevato. Quando nell’arco della giornata sopraggiunge una sensazione molto più forte rispetto ad altre, quando si ha intelligenza emotiva sviluppata, si capisce molto più velocemente il motivo di fondo che ci sta dietro.

Controllare le emozioni, a sua volta, significa approfondirsi ancora di più nella situazione. Persone impulsive che hanno intelligenza emotiva ad esempio, cercano di contenere questa sensazione altamente incontrollabile, equilibrando i loro sentimenti di conseguenza, prima che il danno venga fatto (e non solo dopo, quando di solito ci si rende conto troppo tardi di aver avuto una reazione esagerata).

La capacità di automotivarsi, ha poi a che vedere con forza di volontà e disciplina nel persistere e continuare sino a quando non si è raggiunto un determinato obiettivo. La persona che allena intelligenza emotiva per automotivarsi, non si lascia abbattere da qualsiasi frustrazione, non continua a lasciare progetti a metà, e non cambia obiettivo solo perché non riesce a raggiungerlo (piuttosto cambia la strategia per raggiungerlo).

L’ empatia è direttamente legata al primo pilastro, per quanto riguarda il riconoscere i sentimenti delle altre persone. Allenando questa competenza, è possibile diventare una persona di fiducia, su cui gli altri sentono di poter davvero contare, che ascolta più profondamente e che rispetta ciò che il suo collega sta vivendo, lasciando che ciascuno processi le sue proprie emozioni.

Le abilità interpersonali infine sono quelle che rivelano il nostro sforzo nel creare e mantenere relazioni sane con amici, familiari, e colleghi di lavoro.

PERCHE’ SVILUPPARE INTELIGENZA EMOTIVA SUL LUOGO DI LAVORO?

L’intelligenza emotiva, soprattutto quando messa in pratica nelle situazioni più difficili, aiuta di gran lunga a risolvere problematiche interne e soprattutto contribuisce alla costruzione di un ambiente di lavoro positivo.

La performance di qualsiasi team, è direttamente influenzata dall’utilizzo di intelligenza emotiva di ognuno dei suoi membri, così come quella di leader e manager: maggiore è il controllo della loro sfera emotiva migliore è solitamente il rapporto che si instaura con i collaboratori.  

Esistono poi ulteriori benefici che derivano dallo sviluppo di intelligenza emotiva:

  • Ambiente di lavoro più felice
  • Capacità di considerare soluzioni alternative a problemi nuovi e ricorrenti
  • Migliori capacità comunicative nell’approcciarsi ai colleghi
  • Maggior presa di responsabilità personale e meno accuse verso gli altri

COME SI SVILUPPA L’INTELLIGENZA EMOTIVA SUL LAVORO?

Ma come tutto questo può quindi essere applicato gradualmente nella vita di tutti i giorni e soprattutto nell’ambiente di lavoro?

Gestire le emozioni negative:

Le emozioni negative arrivano facilmente. Appaiono, impulsive e prendono spesso totalmente il controllo. Ed è esattamente per questo che il nostro controllo su di loro va ripreso, e in tempi brevi.

Non lo facciamo mai, ma fermarsi sul respiro qualche secondo, chiedendosi il motivo di questa sensazione, portando più in superficie pensieri e comportamenti, fa veramente una grossa differenza.  L’autocoscienza è la chiave per gestire qualunque tipo di emozione, soprattutto quelle negative.

Sviluppare competenze comunicative:

Bisogna saper esprimersi bene. Attraverso gesti, sguardi, verbalmente, così come per iscritto. Sapere qual è esattamente il messaggio che si vuole trasmettere e ponderare il modo in cui lo si trasmette fa una differenza abissale. 

È bene ricordarsi sempre delle competenze comunicative e di come allenarle… basta ricordare una qualunque riunione andata male, un colloquio in cui eravamo a disagio, o anche per una semplice risoluzione di un problema dell’ultimo minuto che ha creato grossi malintesi. Che tipo di comunicazione, verbale e non verbale utilizziamo quando ci troviamo in situazioni difficili da gestire?

Fare mente locale su esperienze passate è un importante primo passo per sviluppare e migliorare le proprie abilità comunicative, e quindi, acquisire maggior intelligenza emotiva sul luogo di lavoro.

Rafforzare l’empatia:

Altro punto già evidenziato, ma che vale la pena rinforzare: l’empatia. Al di la del fatto che è utile per ciascuno di noi, è di vitale importanza quando si tratta di interagire con i colleghi.

Bisogna sapersi collocare per davvero nei classici “panni degli altri”, e cercare di comprendere un po’ più a fondo le motivazioni, gli ostacoli e le difficoltà che esistono anche sul cammino delle persone con le quali condividiamo gran parte delle nostre giornate.

È necessario fare più attenzione alle persone. Osservare come agiscono e reagiscono, come si relazionano a loro volta con altre persone intorno a loro. Tutto questo aiuta ad equilibrare l’atmosfera lavorativa.

Capire cosa ci infastidisce:

La capacità di capire cosa ci fa andare fuori dai gangheri è elementare per iniziare a praticare l’intelligenza emotiva. Durante una giornata di lavoro, che cosa più ci infastidisce? Può essere la quantità elevata di email, o di riunioni, la poca collaborazione di certi membri del team, alcune dinamiche interne…

Ognuna di queste questioni deve essere maturata, mentalmente, affinché sia possibile superare determinate situazioni che possono arrivare a prosciugare le nostre energie, per molto poco. Invece di sfociare, come spesso accade, in conflitti e critiche, perché non iniziare a offrire soluzioni alternative?

Condividere modalità per ridurre il numero di email, di incontri, spesso poco utili, parlare con il manager e con il resto del team riguardo alle difficoltà che si stanno incontrando. Iniziare ad essere noi stessi parte attiva di un cambiamento positivo è un importante pilastro dell’utilizzo dell’intelligenza emotiva sul luogo di lavoro.  

Rispettare i propri limiti:

Bisogna sempre comunque tener conto che tutti affrontiamo momenti più o meno difficili nella vita lavorativa, ma non possiamo controllare sempre tutto. Le situazioni di stress e di pressione esistono, ed è bene anche ricordarci ogni tanto dei nostri limiti: fisici, mentali, emotivi.

Esistono situazioni completamente fuori dalla nostra portata e che sfuggono dalla nostra sfera di controllo e di influenza, per quale motivo insistere?

A volte ci si può semplicemente dire che abbiamo comunque davvero dato del nostro meglio e fatto tutto quello che era possibile fare. Un atteggiamento simile vale molto di più rispetto al continuare ad insistere nel fare e dire le stesse cose cercando risultati diversi e risolvere situazioni che sino ad ora irrisolvibili.

Accettare le critiche:

Un’intelligenza emotiva molto sviluppata non rende nessuno perfetto. Si continuerà sempre a fare errori, a cadere in molti equivoci, ad agire al di sotto delle nostre potenzialità. Fa parte del processo di auto miglioramento e di crescita personale, che non finisce mai.  

Ciò include anche ascoltare e accettare le critiche alle quali saremo comunque sempre sottoposti. Non serve offendersi ogni volta. È infantile offendersi e lamentarsi di una critica ricevuta. Le critiche sono feedback. Ed è uno dei miglior modi per migliorarci ed evolvere: personalmente e professionalmente.

Lavorare il respiro:

Ecco qui il metodo più semplice del mondo per evitare l’impulsività: la respirazione. Non pensare di dover meditare tutte le volte. Non si tratta di meditazione o chissà quale altra pratica zen. Si tratta di ascoltare e controllare il tempo necessario il flusso d’aria che entra ed esce dal proprio corpo. Chi non è in grado di farlo? Eppure la maggior parte di noi dimentica di farlo, non ci da importanza. Reagisce con parole e gesti, prima di agire sul respiro.

Portare l’attenzione sul proprio respiro è qualcosa che si allena. È una pratica che regala un nuovo ordine di pensieri e una prospettiva diversa. Non per niente, si rivela sempre il miglior modo per trovare soluzioni alternative ed evitare conflitti indesiderati.

Pensare ancora un po’ prima di prendere una decisione:

Questa parte completa sicuramente il punto precedente. In qualunque situazione serve concedersi ancora un po’ di tempo di riflessione prima di decidere nell’immediato. Il nostro cervello e la nostra sfera emotiva hanno bisogno di processare determinate informazioni e input esterni. Specialmente di fronte ad eventi forti. La percezione che vivi sul momento non sarà mai la stessa di quella che hai qualche ora dopo, per non parlare anche solo di un giorno dopo.

A riguardo è stata addirittura creata una tecnica, chiamata “regola del silenzio imbarazzante”, seguita da grandi nomi di successo, tra cui Jeff Bezos, per cui ci si concede di non rispondere immediatamente ad una domanda. In genere si prendono circa 20 secondi prima di esprimersi. Chiaramente qui non serve ossessionarsi sui numeri, semplicemente rispettare i propri tempi in modo da rispondere esattamente come si vuole rispondere, evitando di pentirsi poco dopo. Questo è un esercizio incredibile per migliorare la propria intelligenza emotiva sul lavoro.

Contare su un appoggio professionale:

Oggi esistono infinite tecniche, metodologie e discipline per allenare la propria intelligenza emotiva, il proprio benessere mentale, fisico e spirituale. L’importante ad un certo punto è sceglierne una, seguirla e dedicarsi a pieno. La metodologia del coaching è sicuramente una delle più potenti e straordinarie al momento. Un processo che apre numerose porte per il proprio futuro, grazie al quale si può solo migliorare e allenare una volta per tutte un vero e proprio stile di vita in linea con i propri obiettivi, di vita privata e lavorativa.

Non si può pensare di dover fare sempre tutto da soli e di continuare ad ottenere gli stessi risultati. È possibile, e non c’è niente di male nel chiedere aiuto e iniziare a dedicarsi in modo molto più profondo alla propria sfera emotiva, al fine di raggiungere performance molto più elevate nella vita di tutti i giorni.

Se vuoi veramente iniziare ad allenare la tua intelligenza emotiva, scrivimi qui!

Rispondi